Eurochocolate, dolce ed amara, come il cioccolato, dolce nella sua effimera essenza di eterno paese dei balocchi che nasconde la realtà amara di sofferenza e povertà che caratterizza il mercato del cacao, terreno di sfruttamento ideale per le multinazionali.
Tra tutte ovviamente emerge la tanto discussa e contestata Nestlè nei confronti della quale si muovono, oramai da anni, ampie campagne di boicottaggio in tutto il mondo.
Secondo dati UNICEF ogni anno un milione e mezzo di bambini muoiono poiché non vengono nutriti con il latte materno ed a questa tremenda cifra vanno aggiunti i milioni di bambini che si ammalano gravemente a causa di questa forma di malnutrizione. La causa principale è ovviamente l’utilizzo del latte in polvere, promosso dalle multinazionali produttrici.
UNICEF e OMS hanno varato un codice di comportamento internazionale che impedisce ogni forma di promozione per il latte in polvere nei paesi poveri.
Inutile dire che tale codice è stato ed è tutt’ora disatteso soprattutto dalla principale produttrice di latte in polvere nel terzo mondo: la Nestlè
Recentemente il presidente della Nestlè, Peter Brabeck, ha rivolto un appello all’UE perchè ammorbidisca le regole sugli organismi geneticamente modificati (OGM), per fare fronte alla crescita dei prezzi delle materie prime agricole, affermando in uno slancio umanitario.
Non si può sfamare il pianeta senza gli organismi geneticamente modificati.
Intanto ad ottobre 6 prodotti Nestlè venivano ritirati a Taiwan ed Hong Kong per contaminazione da melanina. (Il 10% del latte in polvere commercializzato dalla Nestlè proviene proprio dalla Cina).
Nonostante tutto, nei prossimi dieci giorni, migliaia di visitatori invaderanno il centro di Perugia in risposta allo slogan (ndr: che perlomeno appare azzeccatissimo) “FATE IL NOSTRO GIOCO” per, come riporta il sito ufficiale della manifestazione, liberare la nostra parte più spensierata sulle ali della fantasia. Peccato che sulle ali della fantasia non possano affogare le sofferenze e le preoccupazioni anche i lavoratori minorenni delle piantagioni di cacao , i lavoratori sfruttati, le vittime dei profitti ricavati dal commercio del latte in polvere, quelle dei danni prodotti all’agricoltura dall’introduzione degli OGM.
Nel 2003 Liberazione riportava una denuncia di Save the Children e Tranfair Italia, io oggi vi chiedo di rileggere con attenzione almeno una parte di quell’articolo prima di decidere se:
- uscire di casa ad immergervi nella dolce fiumana perugina oppure…
- …fare qualsiasi altra cosa dicendo il vostro semplice e democratico IO NON CI VADO.
«…..Pensavo che dopo aver lavorato nel campo di cacao della Costa d’Avorio ne sarei diventato il proprietario. Ho lasciato il Mali perché non c’è possibilità di guadagnare. Il primo giorno di lavoro ho capito che i miei sogni non si sarebbero mai avverati, ….
il capo mi ha detto che non mi poteva pagare per un anno intero perché doveva dare la mia paga all’uomo che mi ha portato nel campo in un camion. Ho pianto tutta la notte e ho cercato di scappare ma mi hanno catturato e picchiato».
http://www.savethechildren.it/2003/pubblicazioni.asp?id=22
Fonti:
http://web.peacelink.it/nestle.html
http://isole.ecn.org/molino/giornale/numero5/boicottare.htm
http://www.ribn.it/
http://www.aamterranuova.it/article2284.htm
http://www.greenplanet.net
www.adnkronos.com
http://www.chinadaily.com.cn
http://www.savethechildren.it
PRECISAZIONE
le associazioni umanitarie alle quali faccio riferimento sono presenti con un loro banchetto autonomo e non sono partner della manifestazione.
Credo che da come è scritto sia abbastanza chiaro ma è comunque bene precisare per non creare confusione e malainformazione.
Queste associazioni sono presenti con la propria identità ed i propri ideali, nell’articolo io contesto l’opportunità di mischiare idee nobili e condivisibili con la confusione mediatica e consumistica di eurochocolate, rischiando di far più confusione che informazione.
Si tratta di opinioni e punti di vista differenti su come gestire l’immagine combinando tuttavia la necessità di reperire fondi per mantenere operativi progetti importanti e fondamentali per la difesa dei diritti umani.