<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>InfarmaZone onlus</title>
	<atom:link href="http://www.infarmazone.org/wp/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.infarmazone.org/wp</link>
	<description>Il controinformatore farmaceutico</description>
	<lastBuildDate>Wed, 22 Feb 2012 00:19:46 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3.2</generator>
		<item>
		<title>La ricerca farmaceutica non-profit trova una risposta sostenibile alla Leishmaniosi Viscerale</title>
		<link>http://www.infarmazone.org/wp/2012/02/la-ricerca-farmaceutica-non-profit-trova-una-risposta-sostenibile-alla-leishmaniosi-viscerale/</link>
		<comments>http://www.infarmazone.org/wp/2012/02/la-ricerca-farmaceutica-non-profit-trova-una-risposta-sostenibile-alla-leishmaniosi-viscerale/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 00:19:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Farmaci]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerca]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.infarmazone.org/wp/?p=305</guid>
		<description><![CDATA[ La leishmaniosi viscerale, con circa 500.000 nuovi casi l&#8217;anno, è la seconda malattia parassitaria al mondo dopo la malaria. Il bilancio ufficiale dei morti per leishmaniosi viscerale ogni anno è compreso tra 50.000 e 60.000, è una malattia endemica in 79 paesi, e affligge soprattutto aree rurali e povere in India, Nepal, Bangladesh, Etiopia, Iraq, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p lang="it-IT"> <a href="http://www.infarmazone.org/wp/wp-content/uploads/2012/02/leishmania.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-306" title="leishmania" src="http://www.infarmazone.org/wp/wp-content/uploads/2012/02/leishmania-300x200.jpg" alt="leishmania" width="300" height="200" /></a>La leishmaniosi viscerale, con circa 500.000 nuovi casi l&#8217;anno, è la seconda malattia parassitaria al mondo dopo la malaria. Il bilancio ufficiale dei morti per leishmaniosi viscerale ogni anno è compreso tra 50.000 e 60.000, è una malattia endemica in 79 paesi, e affligge soprattutto aree rurali e povere in India, Nepal, Bangladesh, Etiopia, Iraq, Sudan e Brasile. Come sempre la necessità in questi paesi è quella di avere farmaci e terapie a prezzi accessibili anche per quelle malattie dimenticate da Big Pharma.</p>
<p lang="it-IT">Un recente sondaggio mette in evidenza che solo il tre per cento del budget di ricerca e sviluppo dell&#8217;industria farmaceutica è dedicato alle malattie del mondo in via di sviluppo, nonostante i paesi più poveri del mondo abbiano in carico circa il 90 per cento delle malattie globali. Nel tentativo di contribuire a riequilibrare questa situazione opera One World Health, la prima azienda farmaceutica non-profit al mondo, fondata nel 2000 da Victoria Hale, ex funzionario della Food and Drug Administration.</p>
<p lang="it-IT"><a name="result_box"></a>Proprio oggi One World Health ha annunciato che il suo primo antibiotico (Paromomicina) per iniezioni intramuscolari, sviluppato per il trattamento della leishmaniosi viscerale , è stato registrato dal governo del Nepal. Si tratta della seconda registrazione in Asia meridionale dopo l&#8217;India e dopo che il farmaco è stato aggiunto negli elenchi nazionali dei Farmaci Essenziali di India, Nepal , Bangladesh e dell&#8217;OMS. Il farmaco in questione è un antibiotico aminoglicosidico, non più coperto da brevetto, un farmaco con una lunga storia d&#8217;uso e un profilo di sicurezza ben caratterizzato, che verrà distribuito per il trattamento completo della leishmaniosi viscerale (21 giorni) ad un prezzo inferiore ai 20 dollari, significativamente più basso rispetto a tutte le terapie sino ad oggi adottate. One World Health collaborerà con il governi locali per garantire anche la distribuzione capillare e soprattutto gratuita del farmaco nelle zone più povere dove il parassita è endemico e miete ogni anno più vittime.</p>
<p lang="it-IT"><em>Claudio Santi (InfarmaZone onlus)</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.infarmazone.org/wp/2012/02/la-ricerca-farmaceutica-non-profit-trova-una-risposta-sostenibile-alla-leishmaniosi-viscerale/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Un generale al Ministero della Difesa?&#8230; come una volpe in difesa al pollaio!</title>
		<link>http://www.infarmazone.org/wp/2012/01/un-generale-al-ministero-della-difesa-come-una-volpe-in-difesa-al-pollaio/</link>
		<comments>http://www.infarmazone.org/wp/2012/01/un-generale-al-ministero-della-difesa-come-una-volpe-in-difesa-al-pollaio/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 29 Jan 2012 10:57:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.infarmazone.org/wp/?p=301</guid>
		<description><![CDATA[Di questi giorni, la dichiarazione del ministro Di Paola di voler permettere in Afghanistan l&#8217;utilizzo di “tutti gli assetti presenti in teatro, senza limitazione” dando ai nostri aerei “se necessario” la possibilità di bombardare. Nemmeno il precedente ministro La Russa, noto per la sua indole guerrafondaia, si era spinto a tanto e gli aerei Amx [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Di questi giorni, la dichiarazione del ministro Di Paola di voler permettere in Afghanistan l&#8217;utilizzo di “tutti gli assetti presenti in teatro, senza limitazione” dando ai nostri aerei “se necessario” la possibilità di bombardare. Nemmeno il precedente ministro La Russa, noto per la sua indole guerrafondaia, si era spinto a tanto e gli aerei  Amx Ghinli, oggi di istanza ad Herat, cosi come i  precedenti Tornado Ids, erano sempre stati utilizzati solo per missioni di ricognizione.<br />
Queste affermazioni modificano sostanzialmente il ruolo  dell&#8217;Italia nelle cosiddette “missioni di pace” ed i cosiddetti “caveat” aggravando ulteriormente il mancato rispetto da parte del Governo della  stessa Costituzione Italiana. Ancora più grave il fatto che il ministro comunichi tali decisioni di fronte alla commissione Difesa bypassando il parere delle Camere. Sorprendente è poi il fatto che la decisione venga presa  proprio mentre gli Stati Uniti di Obama e la Nato dichiarano di volgere verso una riduzione dei bombardamenti ed un graduale disimpegno da qui al 2014.<br />
Reputiamo tali affermazioni pericolose ed avventate perchè siamo contrari a qualsiasi forma di   violenza e “ripudiamo la guerra come strumento di offesa della libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali” soprattutto in un momento in cui il paese ha urgente bisogno di risorse e sforzi per rilanciare l&#8217;economia, l&#8217;istruzione, la sanità, l&#8217;impresa e la difesa dei diritti e dei Beni Comuni. </p>
<p>Claudio Santi</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.infarmazone.org/wp/2012/01/un-generale-al-ministero-della-difesa-come-una-volpe-in-difesa-al-pollaio/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La violenza, i violenti, il dissenso, il nonsenso</title>
		<link>http://www.infarmazone.org/wp/2011/10/la-violenza-i-violenti-il-dissenso-il-nonsenso/</link>
		<comments>http://www.infarmazone.org/wp/2011/10/la-violenza-i-violenti-il-dissenso-il-nonsenso/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 25 Oct 2011 15:32:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>maurizio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.infarmazone.org/wp/?p=298</guid>
		<description><![CDATA[Parto dal fondo &#8211; il nonsenso &#8211; argomento obbligato, di questi tempi. Nonsenso è sentir parlare di condanna della violenza da chi, da anni e sistematicamente, ha violentato (o concorso a violentare) la democrazia e le sue istituzioni, la politica, la credibilità del paese, la cultura, il futuro delle nuove generazioni e degli italiani tutti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Parto dal fondo &#8211; il nonsenso &#8211; argomento obbligato, di questi tempi.<br />
Nonsenso è sentir parlare di condanna della violenza da chi, da anni e sistematicamente, ha violentato (o concorso a violentare) la democrazia e le sue istituzioni, la politica, la credibilità del paese, la cultura, il futuro delle nuove generazioni e degli italiani tutti (o quasi).<br />
Ma nonsenso è anche la scelta di assaltare i bancomat per ferire i simboli dello strapotere delle banche. O almeno, è nonsenso quando non è un volontario atto di sabotaggio delle manifestazioni alle cui spalle si realizza (avete mai visto questi gruppi agire al di fuori dei cortei?). Le ragioni sono evidenti e non eludibili: gli assalti alle vetrate e ai distributori di denaro non arrecano alcun danno alle banche, semmai qualche piccola spesa alle loro assicurazioni; in compenso scatenano reazioni repressive che trovano nel nostro paese un immediato appoggio da parte di larghi strati dell’opinione pubblica, impaurita e manipolata, ma anche da parte delle forze politiche d’opposizione. Dicendo questo non intendo negare la portata delle strumentalizzazioni di cui sono responsabili i nostri governanti. Le risposte repressive sono il ricco bottino che il potere cerca di portare a casa appena sente messa in discussione la sua supremazia o vede muovere contro di sé forze determinate a smascherare le sue falsità. Dargliene modo non è un crimine: il modo lo troverebbe lo stesso, o lo creerebbe. E’ invece un esempio di stupidità politica, come tutti gli atti di ribellismo che, pur motivati da condizioni di disagio reale, non hanno mai portato, nell’intera storia dell’umanità, alcun frutto stabile sul piano del progresso, ma inevitabili cadute nelle servitù del passato.</p>
<p>Alcuni esponenti del movimento degli indignati hanno chiesto ai manifestanti di consegnare alla questura  fotografie e filmati fatti durante gli scontri per facilitare l’identificazione dei violenti. Ma riflettete: chi dovrebbe essere consegnato a chi?<br />
Tra i black block ci sono infiltrati. E’ sufficiente ricordare i fatti di Genova 2001 e le fotografie che ritraevano alcuni di questi “demolitori” mentre uscivano dalla caserma dei Carabinieri di Corso Italia per capire che è una pratica comune. Le loro facce sono note alle forze dell’ordine; non sono da smascherare. La loro presenza nelle manifestazioni è la ragione che impedisce a polizia, carabinieri e guardie di finanza di intervenire con decisione contro i violenti.<br />
Tra i black block ci sono provocatori di opposta fazione (lascio usare il termine fascisti a Bossi, che a Varese e a Verona sembra averne riscoperto l’esistenza). A che servirebbe denunciarli? Gli episodi della caserma di Bolzaneto e quelli della scuola Diaz, sempre a Genova nel 2001, e altri indizi più recenti, che hanno attinenza con le morti in carcere o durante gli arresti, o con gli oscuri fatti di Spinacelo (caserma dei morsi), dimostrano che tra le forze dell’ordine albergano numerosi nostalgici del regime e dei suoi metodi, che non hanno dato prova di possedere alcun rispetto per la persona, per le sue idee, per la libertà di espressione. E questa è anche la ragione per cui non ha senso denunciare gente che per disperazione, immaturità, marginalità sociale, deprivazione culturale assume come unica forma di rivalsa la pratica della violenza distruttiva e inconcludente.<br />
Le forze dell’ordine dovrebbero garantire lo svolgimento pacifico delle manifestazioni sia a tutela dei cittadini che ne vengono coinvolti sia a tutela dei partecipanti. A Genova e a Roma hanno dimostrato il contrario: per calcolo a Genova, forse per incapacità a Roma. Per impreparazione o per non aver compreso che il fenomeno del ribellismo, negli ultimi anni e soprattutto negli ultimi mesi, è andato aumentando parallelamente al disagio sociale, alla marcescenza del sistema politico, all’arroganza del capitalismo finanziario internazionale.<br />
Poiché la posta in gioco, nei mesi a venire, sarà la sopravvivenza della democrazia, del pensiero civile, della possibilità di esprimere il dissenso e progettare alternative allo squallore del presente, è fondamentale evitare le commistioni tra la volontà di far sentire la propria voce e sperimentare i modi della partecipazione, da un lato, e il ribellismo devastatore, dall’altro. Inevitabilmente la responsabilità di ciò ricadrà sul movimento. Negli anni settanta le manifestazioni si proteggevano con servizi d’ordine che il più delle volte erano in grado di isolare i provocatori o i cretini. Oggi, che lo scontro sociale potrebbe diventare ben più alto, se ne sente nuovamente il bisogno. Se alle manifestazioni del dissenso politico e del riscatto sociale, decise senza ambiguità sui fini e sui mezzi, devono poter partecipare tutti, gli organizzatori non possono illudersi che siano sufficienti parole incerte contro i violenti o minacce di delazione. E’ indispensabile che sul terreno venga a mancare loro la copertura, anche involontaria, dei manifestanti. Mettere i violenti di fronte al netto rifiuto delle loro pratiche politiche e all’isolamento fisico è l’unica alternativa;  altrimenti non resta che la rinuncia alle manifestazioni di massa.</p>
<p>Maurizio Giacobbe</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.infarmazone.org/wp/2011/10/la-violenza-i-violenti-il-dissenso-il-nonsenso/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il pianeta piange Wangari Maathai</title>
		<link>http://www.infarmazone.org/wp/2011/09/il-pianeta-piange-wangari-maathai/</link>
		<comments>http://www.infarmazone.org/wp/2011/09/il-pianeta-piange-wangari-maathai/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 26 Sep 2011 16:59:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.infarmazone.org/wp/?p=291</guid>
		<description><![CDATA[Il destino stavolta ci consegna una triste coincidenza. Il giorno dopo la marcia Perugia Assisi che a cinquanta anni dalla prima edizione di Aldo Capitini ribadisce con forza la richiesta di pace diritti e solidarietà, si è spenta a Nairobi Wangari Maathai,  premio Nobel per la pace 2004 e fondatrice nel 1977 del Green Belt [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il destino stavolta ci consegna una triste coincidenza. Il giorno dopo la marcia Perugia Assisi che a cinquanta anni dalla prima edizione di Aldo Capitini ribadisce con forza la richiesta di pace diritti e solidarietà, si è spenta a Nairobi Wangari Maathai, <a href="http://www.infarmazone.org/wp/wp-content/uploads/2011/09/Maathai.bmp"><img class="alignleft size-full wp-image-292" title="Maathai" src="http://www.infarmazone.org/wp/wp-content/uploads/2011/09/Maathai.bmp" alt="" /></a> premio Nobel per la pace 2004 e fondatrice nel 1977 del Green Belt Movement.<br />
Nei suoi 71 anni di vita “la mamma degli alberi” ci ha insegnato a difendere i diritti umani battendosi in difesa dell’ambiente, a favore della biodiversità e dei posti di lavoro tenendo in considerazione primaria il ruolo della donna.<br />
Un contributo alla causa dello sviluppo sostenibile, della democrazia e della pace che passa attraverso gli oltre 40 milioni di alberi piantati lungo il continente africano contro la desertificazione e le oltre 30 mila donne addestrate in silvicoltura, in lavorazione dei generi alimentari e in apicoltura, e che diventa oggi concreta speranza per i movimenti e la popolazione kenyota chiamata a fare tesoro di questa preziosa eredità.</p>
<p>Claudio Santi</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.infarmazone.org/wp/2011/09/il-pianeta-piange-wangari-maathai/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Da Perugia ad Assisi in nome della pace e dei diritti</title>
		<link>http://www.infarmazone.org/wp/2011/09/da-perugia-ad-assisi-in-nome-della-pace-e-dei-diritti/</link>
		<comments>http://www.infarmazone.org/wp/2011/09/da-perugia-ad-assisi-in-nome-della-pace-e-dei-diritti/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 24 Sep 2011 07:20:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[Pace]]></category>
		<category><![CDATA[Perugia-Assisi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.infarmazone.org/wp/?p=288</guid>
		<description><![CDATA[InfarmaZone aderisce alla Marcia Perugia-Assisi 2011 per palesare la sua forte indignazione contro tutte le guerre che continuano nel silenzio totale dei media ad uccidere civili, uomini donne e soprattutto bambini vittime dei combattimenti e di tutto ciò che rappresenta il tragico prologo di un conflitto: fame, povertà, mine ed ordigni inesplosi, uranio impoverito. InfarmaZone [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.infarmazone.org/wp/wp-content/uploads/2011/09/pace.jpg"><img src="http://www.infarmazone.org/wp/wp-content/uploads/2011/09/pace-300x180.jpg" alt="" title="pace" width="300" height="180" class="alignleft size-medium wp-image-289" /></a><br />
InfarmaZone aderisce alla Marcia Perugia-Assisi 2011 per palesare la sua forte indignazione contro tutte le guerre che continuano nel silenzio totale dei media ad uccidere civili, uomini donne e soprattutto bambini vittime dei combattimenti e di tutto ciò che rappresenta il tragico prologo di un conflitto: fame, povertà, mine ed ordigni inesplosi, uranio impoverito.<br />
InfarmaZone vuole anche rimarcare le nuove forme di violenza e di diseguaglianza sociale che partono dallo scippo dei beni comuni, dei diritti sociali e dell’ambiente e si basano su un uso improprio degli strumenti della politica, dell’economia e della finanza, nel trasferimento, oramai inarrestabile, di ricchezze e privilegi nelle mani di ristrette cricche di  potenti, calpestando la dignità ed i diritti delle persone. Una ricorrenza importante a 10 anni dall’attentato alle torri gemelle e l’inizio di una ritorsione (al terrorismo?) che sembra non avere fine, a 50 anni dalla prima marcia di Aldo Capitini e nel 150° anniversario dell’Unità d’Italia per ribadire, anche attraverso l’articolo 11 della nostra costituzione, il nostro ripudio totale verso qualsiasi forma di violenza.<br />
Marceremo per rilanciare la richiesta di una globalizzazione dei diritti a partire da quello alla vita ed alla salute, affinché gli interessi di profitto delle multinazionali finiscano di essere l’ ostacolo principale al libero accesso alle cure, la causa, spesso troppo poco evidente, di un silenzioso sterminio di poveri cristi. Come facemmo dieci anni fa vogliamo ricordare che nel mondo, ogni ora due “torri gemelle” di bambini muoiono per cause prevedibili, prevenibili e soprattutto curabili.</p>
<p>Claudio Santi<br />
InfarmaZone onlus</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.infarmazone.org/wp/2011/09/da-perugia-ad-assisi-in-nome-della-pace-e-dei-diritti/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Macelleria genovese, fuoco greco</title>
		<link>http://www.infarmazone.org/wp/2011/07/macelleria-genovese-fuoco-greco/</link>
		<comments>http://www.infarmazone.org/wp/2011/07/macelleria-genovese-fuoco-greco/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 05 Jul 2011 22:51:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>maurizio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[forum sociali]]></category>
		<category><![CDATA[g8]]></category>
		<category><![CDATA[grecia]]></category>
		<category><![CDATA[referendum]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.infarmazone.org/wp/?p=280</guid>
		<description><![CDATA[Quando nel luglio 2001 a Genova si celebrarono, a margine del G8, le prove generali di sospensione dei diritti costituzionali, di repressione delle forme di dissidenza, di soppressione del confronto democratico, sostituito dalla risposta autoritaria e violenta alle istanze dei cittadini, le reazioni di chi aveva partecipato, di chi aveva assistito, di chi – guardando [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando nel luglio 2001 a Genova si celebrarono, a margine del G8, le prove generali di sospensione dei diritti costituzionali, di repressione delle forme di dissidenza, di soppressione del confronto democratico, sostituito dalla risposta autoritaria e violenta alle istanze dei cittadini, le reazioni di chi aveva partecipato, di chi aveva assistito, di chi – guardando le immagini teletrasmesse o i molti filmati e documentari girati in quei giorni – aveva capito, furono quelle di un impellente bisogno di partecipazione, di riaffermazione di tutto ciò che i fatti di Genova avevano voluto negare (il movimento mondiale che si confrontava su temi vicini alla sensibilità della gente – rispetto dell’ambiente, equità, sostenibilità, distribuzione della ricchezza e delle risorse &#8211; ma anche la dinamica stessa delle giornate genovesi, cioè la logica della repressione).<span id="more-280"></span><br />
Questo bisogno di riaffermazione e di partecipazione prese forma nella costituzione di decine, centinaia di forum sociali, la cui vita però fu breve per ragioni interne ed esterne.<br />
Una ragione interna fu l’eterogeneità delle forze coinvolte, elemento di arricchimento ma anche di fragilità. Nel movimento erano rappresentate le più diverse fasce d’età e alla componente giovanile si affiancavano, tra gli altri, i militanti sopravvissuti politicamente ai movimenti e sommovimenti degli anni ’70, che in virtù del loro passato ideologico non erano in grado di percepire fino in fondo l’importanza di un allargamento del consenso, su temi trasversali, a componenti della società di orientamento politico più moderato ma non inclini ad accettare la prepotenza e i ricatti del modello di sviluppo globalizzato e neoliberista. Per un certo periodo però (prima che prevalesse le vecchia abitudine di provare a mettere il cappello della propria organizzazione su qualunque iniziativa o decisione politica) dialogarono tra loro quadri e iscritti della CGIL, mondo del volontariato di matrice cattolica e non, militanti o simpatizzanti della sinistra radicale, ambientalisti, giovani dei centri sociali e altre frange della marginalità sociale, gruppi confessionali di base ecc. Ma la principale ragione interna del fallimento dei forum sociali mi pare sia stata il progressivo ritorno alle logiche della rappresentanza, per cui alla partecipazione iniziale dei molti, e al loro coinvolgimento attivo, andava sostituendosi la delega ai più loquaci, ai più esperti di tecniche assembleari (ai più scafati), ai più preparati, o presunti tali, a rappresentare interi gruppi o associazioni. Le riunioni dei forum sociali, da assemblee magari disordinate ma vivaci, si trasformarono nel deja vù degli intergruppi e persero fascino e slancio. Le iniziative si diradarono.<br />
Dall’esterno, contro questo tentativo di far contare la gente, si attuarono vari tipi di criminalizzazione e di censura. Dopo un primo periodo in cui, nelle manifestazioni, le forze dell’ordine tennero un basso profilo, tornò prepotente la macchina della repressione, ma soprattutto si cercò di negare ciò che era accaduto, si lavorò per insabbiare le indagini sulla gestione della piazza (indagini che avevano preso il via quando molti manifestanti, picchiati crudelmente, si erano costituiti parte civile supportati dall’assiduo lavoro del Legal Forum), si mostrarono soltanto le immagini delle violenze dei black blok e non quelle delle forze dell’ordine, contando sulla proverbiale assenza di memoria dell’italiano medio o sulla sua patologica disinformazione. Eppure nei giorni del G8 e in quelli immediatamente successivi, molti tg (anche se non tutti) erano stati costretti, dall’urgenza dei fatti, a trasmettere immagini che non lasciavano adito a dubbi.<br />
Dunque la partecipazione del corpo sociale (di una sua parte non marginale) avviata dai forum si arenò ben presto e le vicende politiche, le scelte governative, il progressivo, lento smantellamento delle garanzie, delle tutele, dello stato sociale, della cultura democratica presero piede.<br />
E’ pur vero che per alcuni anni, mentre si intrecciavano le vicende belliche sul più ampio scenario internazionale (Afghanistan, Iraq, Libano, Gaza), i movimenti contro la guerra trovarono in Italia spazio e voce, poi più nulla.<br />
Oggi noi italiani, a distanza di un decennio, costretti negli ultimi anni ad assistere al desolante spettacolo di un paese in crisi politica, economica, sociale, morale, culturale, abbiamo trovato la forza di un pronunciamento popolare inequivocabile, di un’esplicita condanna delle manovre politico-affaristiche sottese a leggi che garantivano lucrosi guadagni (affari) ai soliti noti e maggiori spese, maggiori danni alla salute, minor sicurezza al resto della popolazione. Con il voto referendario abbiamo fermato parte di quei progetti, ma soprattutto abbiamo riscoperto, sull’onda delle vicende che hanno caratterizzato i primi mesi del 2011 sull’altra sponda del Mediterraneo (mare che divide e mare che unisce), il valore della partecipazione, dell’interessamento diretto, della consapevolezza che il proprio destino (e quello delle generazioni future) non può essere lasciato nelle mani di affaristi senza scrupoli, avidi e mai sazi, ma deve essere custodito dalle scelte quotidiane della popolazione intera, informata, consapevole dei propri interessi, meno esposta di quanto non sia ora alle falsità propagandistiche di chi mira a privilegiare gli interessi personali a scapito degli interessi della comunità e dei diritti di ogni cittadino.<br />
Così va coniugata la “democrazia diretta” all’interno di un sistema rappresentativo. Come già ci avevano mostrato le iniziative delle donne (“se non ora quando?”), degli intellettuali, dei precari.<br />
Il referendum non basta. Il referendum è uno strumento importante ma ha valore proprio in quanto vi si ricorre saltuariamente per sanare, con un giudizio popolare di indirizzo, le distorsioni di una classe politica che non sa più interpretare (e tanto meno educare) la base popolare.<br />
Con continuità vanno invece perseguite consapevolezza e partecipazione, con una particolare attenzione a non commettere gli errori del passato.</p>
<p>I fatti di Genova tornano di grande attualità, nel decennale, perché in questi giorni ad Atene si sta attuando la medesima strategia: di fronte alla montante protesta popolare contro i tagli imposti dal Fondo Monetario Internazionale e dall’Unione Europea e varati dal governo Papandreou, protesta indignata ma pacifica, fatta di consapevole partecipazione, si manda la polizia a fingere di contrastare le violenze di piazza, ma in realtà a lasciare che provocatori, infiltrati o esagitati privi di cognizione politica sfascino quel che trovano intorno per poi intervenire sui pacifici manifestanti del dissenso.</p>
<p>Per questa ragione, può essere interessante saperne (e vederne) di più a proposito di quel tragico luglio genovese. Chi volesse farlo, può procurarsi i video in elenco, o rivolgersi a me, che li possiedo e che posso metterli a disposizione per visioni collettive o prestiti-lampo.<br />
La loro visione è poi di particolare interesse dopo i fatti degli ultimi giorni in Val di Susa, per i quali un governo delegittimato, perdente e diviso su tutto, un parlamento interessato unicamente a resistere fino alla fine della legislatura per garantirsi i benefici economici che ciò comporta, un’opposizione in cerca di voti moderati che si preoccupa di non apparire troppo di sinistra, rispolverano la vecchia litania della violenza inaccettabile.<br />
Ma la violenza è tanto più inaccettabile quando proviene da chi dovrebbe garantire l’ordine, e quindi anche il confronto delle idee contro l’arroganza del denaro.</p>
<p>GENOVA, G8, LUGLIO 2001:<br />
SOLO LIMONI Giacomo Verde / Lello Voce VHS<br />
GENOVA PER NOI Pietrangeli/Giannarelli/Labate/Martinotti&#8230; VHS<br />
G-HATE Pangrazio / Leo / Nigro VHS<br />
GENOVA SENZA RISPOSTE Micali / Paoli / Lorenzi VHS<br />
CARLO GIULIANI – RAGAZZO Francesca Comencini VHS<br />
LE STRADE DI GENOVA ? VHS<br />
FARE UN GOLPE E FARLA FRANCA Cremagnani / Deaglio DVD<br />
SUPER VIDEO &gt;&gt;&gt; G 8 ? VHS<br />
GENOVA – IL LIBRO BIANCO Genoa Social Forum CD</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.infarmazone.org/wp/2011/07/macelleria-genovese-fuoco-greco/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Nucleare, non solo referendum</title>
		<link>http://www.infarmazone.org/wp/2011/06/nucleare-non-solo-referendum/</link>
		<comments>http://www.infarmazone.org/wp/2011/06/nucleare-non-solo-referendum/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 06 Jun 2011 17:44:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>maurizio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[consumismo]]></category>
		<category><![CDATA[coscienza]]></category>
		<category><![CDATA[pianeta]]></category>
		<category><![CDATA[referendum]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.infarmazone.org/wp/?p=262</guid>
		<description><![CDATA[Poiché è importantissimo l&#8217;esito referendario ma è altrettanto importante maturare una posizione più responsabile sul consumo energetico, a pochi giorni dal voto ripropongo un articolo che ho scritto qualche tempo fa. A chi fa chiaro quella luce? “A chi fa chiaro quella luce?” Era la voce di mio padre quando si accorgeva che, spostandoci da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Poiché è importantissimo l&#8217;esito referendario ma è altrettanto importante maturare una posizione più responsabile sul consumo energetico, a pochi giorni dal voto ripropongo un articolo che ho scritto qualche tempo fa.</p>
<p>A chi fa chiaro quella luce?<br />
“A chi fa chiaro quella luce?” Era la voce di mio padre quando si accorgeva che, spostandoci da una stanza all’altra, lasciavamo la luce accesa. Noi alzavamo le spalle, sbuffavamo, ma tornavamo indietro e spegnevamo la lampada, non per convinzione ma perché temevamo una delle sue lunghe prediche.<br />
Forse la vera motivazione delle parole di mio padre era solo economica (il costo della bolletta). A quei tempi (la fine degli anni ’60), prima della crisi petrolifera degli anni ’70, i problemi della finitezza delle risorse del pianeta, dell’inquinamento, della compatibilità ambientale non si ponevano, per lo meno a livello di massa. Semplicemente non se ne aveva la percezione.<span id="more-262"></span><br />
Poi ci sono stati gli anni della presa di coscienza (per noi la fine degli anni ’70) e delle battaglie ambientaliste, dei campeggi e delle manifestazioni antinucleari, dell’attenzione per la qualità dei cibi, delle proteste contro le multinazionali dei farmaci, della differenziazione dei rifiuti, del riutilizzo dei prodotti di scarto, ecc. … L’ambientalismo è diventato un fenomeno diffuso, e quindi, in parte, di moda (e in questo senso non più orientato alla salvaguardia di quel patrimonio collettivo che è il territorio, ma incline a farsi strumento di snobistica distinzione ed esibizione di comportamenti politicamente corretti).<br />
Successivamente il berlusconismo ha allevato una generazione di persone che alzano di nuovo le spalle, guardano con un sorriso di commiserazione chi li riprende per i loro comportamenti spreconi, consumistici, menefreghisti, e tirano dritto. Consumare di meno? stare attenti alle troppe luci accese? agli elettrodomestici sempre in stand-by? alla temperatura troppo alta nelle abitazioni? limitare l’uso dei condizionatori? Tutta roba da poveri. E loro vogliono essere ricchi (e naturalmente belli e di successo).<br />
Alla fine degli anni ’60 la parsimonia era una virtù, oggi la parsimonia fa tristezza. Non è forse caduto da due decenni il muro di Berlino? Non sono stati seppelliti dalle sue macerie i tristi destini del comunismo e di chi lo ha vissuto sognando la ricchezza, l’abbondanza e la gioia dell’occidente? Abbiamo introiettato l’assioma consumistico per cui consumare poco è segno di povertà, di minorità. Chi lo mette in discussione è passatista. Oggi bisogna consumare in nome della crescita, dello sviluppo, della ripresa. Altrimenti come si esce dalla crisi? Bisogna rilanciare i consumi per rilanciare la produzione.<br />
Ma chi l’ha detto che bisogna per forza uscire dalla crisi seguendo le ricette di chi l’ha prodotta?, Non è forse ora di fare scelte meno autolesioniste?<br />
Nel 2008 sono accaduti due eventi importanti: uno, di portata mondiale, è stato il disvelamento e poi il dispiegamento della crisi economica globale come effetto del sistema delle speculazioni del grande capitale finanziario; l’altro, di interesse nazionale, è stata la decisione del terzo governo Berlusconi, appena rieletto, di riesumare l’opzione nucleare e farne un punto di forza del programma di governo, nominalmente all’insegna della modernizzazione (modernità), in realtà all’insegna degli affari (grandi appalti in cambio del consenso politico e della connivenza morale).</p>
<p>La crisi economica, che il nostro premier ha cercato per un anno e mezzo di nascondere, facendo trasudare ottimismo di maniera dai suoi discorsi, e che poi ha usato come giustificazione per lo smantellamento dello stato sociale, ha portato ad una contrazione dei consumi. E di questa necessità, a mio parere, si doveva fare virtù. Era il momento di riconsiderare il modello di sviluppo, di mettere in discussione la necessità di crescita, pilastro del capitalismo, che altro non è che una corsa verso il baratro. Le risorse del pianeta sono “limitate”, “finite”; produrre sempre di più vuol dire esaurirle in tempi sempre più brevi. Il livello di benessere in relazione alle risorse disponibili è “definito”, non “infinito”. Più aumenta per qualcuno, più diminuisce per altri. Perciò la corsa alla crescita, se alla lunga è un suicidio per tutti, per il momento è un omicidio per i molti che da sempre stanno al palo.<br />
La vera alternativa è la decrescita, la limitazione dei consumi, il soddisfacimento dei bisogni reali, l’abbandono consapevole di quelli fittizi (consolatori) e indotti.<br />
E’ la piccola rivoluzione possibile dei consumatori, figure centrali nella società odierna, che non per volontà loro hanno rubato la scena ai soggetti politici tradizionali, i lavoratori, precarizzati, impoveriti e ricattabili, non più in grado di difendere i diritti sociali. Sarà un’utopia ma essi, più che altri, potrebbero essere oggi in grado di determinare, coi loro comportamenti, condizioni di vita più accettabili.<br />
Nei primi mesi del 2011 sono accaduti altri due eventi di grandissimo rilievo: il cataclisma giapponese e la crisi libica nel quadro degli sconvolgimenti politici e sociali del mondo arabo. Uno dei capi della rivolta tunisina ha affermato che l’Europa dovrà in futuro fare i conti con una nuova situazione riguardo all’approvvigionamento di petrolio e gas. La connivenza dei governi con i dittatori nordafricani e mediorientali garantiva ai paesi europei contratti di fornitura molto favorevoli. Se le rivolte porteranno ad una democratizzazione dell’area, quei contratti, non andando più a gonfiare le casse personali dei dittatori ma a sostenere il maggior benessere delle popolazioni, non saranno altrettanto favorevoli.<br />
Contemporaneamente a questo allarme petrolio, l’opzione nucleare ha ricevuto un duro colpo dall’immagine di un paese ipertecnologico come il Giappone, molto attento ai problemi della sicurezza, piombato nell’incubo di una centrale fuori controllo, con risultati ancora difficilmente calcolabili ma già drammatici, per l’incapacità di governare i processi innescati dalla furia del maremoto e per la diffusione di radioattività nell’aria, nelle acque, sui cibi, in un’area vastissima. I pur sofisticatissimi sistemi di controllo che dovevano garantire lo spegnimento della centrale sono stati messi fuori uso da un fatto banale, l’altezza imprevedibilmente inadeguata dei muri di contenimento, che non hanno potuto fermare l’acqua marina, responsabile dell’avaria dei generatori supplementari. E’ stato uno shock per tutti i paesi “nuclearizzati”, tanto che la Germania ha subito deciso di spegnere sette centrali di vecchia generazione e altri paesi, tra cui gli Usa, hanno dichiarato l’intenzione di rivedere le quote di nucleare nella loro produzione di energia elettrica. E, guarda caso, la Francia, il paese che affida al nucleare i tre quarti della produzione energetica, pochi giorni dopo l’incidente di Fukushima ha guidato l’attacco alla Libia, paese il cui sottosuolo è ricco di gas e petrolio. C’è un nesso? Difficile pensare il contrario.<br />
Ora la questione mi pare chiara: i nostri governanti si sono premurati di far sapere, nei primi giorni dopo il disastro, che l’opzione nucleare non era in discussione, ma quando si sono accorti che la gente stava maturando una posizione diversa, anche sull’onda della risposta emozionale, hanno pensato bene di varare la moratoria di un anno per la scelta dei siti dove costruire le centrali, sperando di raffreddare il palese dissenso sul progetto nucleare, e sono giunti alla fine a modificare il testo di legge nel tentativo di affossare il referendum. Hanno paura del pronunciamento dei cittadini e vogliono evitare ad ogni costo una bocciatura della loro linea. D’altronde sulla paura questi governanti hanno costruito buona parte del loro consenso (paura dei comunisti, paura dei clandestini – pericolosi criminali -, paura dei rom, ecc.) e dalla paura della gente ora devono guardarsi.<br />
L’antinuclearismo però non è solo frutto della paura. Ci sono ragioni ben più razionali (il costo per la costruzione delle centrali, le spese per la manutenzione, per la sicurezza, il problema irrisolto dello smaltimento delle scorie radioattive, l’elevato costo di dismissione), e ai ministri che vanno dicendo che, passata l’ondata emotiva, bisognerà tornare a parlare e a scegliere il nucleare perché il continuo aumento dei consumi energetici lo richiede, rispondiamo così: i consumi si possono, si devono contenere. Questo è il principio di qualunque politica energetica sana e compatibile con l’interesse della collettività.<br />
Certo, lo sanno tutti che la maggior parte dei consumi (del fabbisogno di energia) non riguarda l’uso domestico di corrente elettrica, ma spetta anche ai consumatori decidere cosa è utile produrre e cosa no.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.infarmazone.org/wp/2011/06/nucleare-non-solo-referendum/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;arresto di Mladic: importante per fare chiarezza sulle atrocità di un conflitto comunque sbagliato</title>
		<link>http://www.infarmazone.org/wp/2011/05/l-arresto-di-mladic-un-importante-opportunita-per-fare-chiarezza-sulle-atrocita-di-un-conflitto-comunque-sbagliato/</link>
		<comments>http://www.infarmazone.org/wp/2011/05/l-arresto-di-mladic-un-importante-opportunita-per-fare-chiarezza-sulle-atrocita-di-un-conflitto-comunque-sbagliato/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 28 May 2011 07:26:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Kosovo]]></category>
		<category><![CDATA[Balcani]]></category>
		<category><![CDATA[guerre]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.infarmazone.org/wp/?p=232</guid>
		<description><![CDATA[In questi giorni sono in molti a chiedermi, anche a nome di InfarmaZone, un parere sull&#8217;arresto di Mladic in Serbia. Il mio parere non può che essere di totale soddisfazione. Le accuse che pendono sulla testa di Mladic sono atroci, solo il giudizio di un tribunale internazionale potrà consegnare alla storia una risposta definitiva e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In questi giorni sono in molti a chiedermi, anche a nome di <strong>InfarmaZone</strong>, un parere sull&#8217;arresto di Mladic in Serbia. Il mio parere non può che essere di totale soddisfazione. Le accuse che pendono sulla testa di Mladic sono atroci, solo il giudizio di un tribunale internazionale potrà consegnare alla storia una risposta definitiva e dare comunque soddisfazione all&#8217;esigenza diffusa di verità e giustizia.<br />
Infarmazone durante la fase di transizione ha collaborato a progetti umanitari nelle enclaves serbe in Kosovo, ha cercato di garantire alle popolazioni vittime dell&#8217;atrocità dell&#8217;odio etnico e della guerra, il diritto minimo alla salute e di conseguenza alla vita. Lo ha fatto nella convinzione che la ricostruzione di una convivenza pacifica possa ripartire solo dalla condivisione e dal riconoscimento reciproco dei diritti umani, e dopo un conflitto cruento come quello che ha portato allo smembramento della ex-yugoslavia c&#8217;è stato bisogno di qualcuno che si proponesse come garante e veicolo di questi diritti, noi abbiamo cercato di fare la nostra piccola parte. Nei nostri interventi abbiamo avuto modo di sottolineare come, guardandoli da vicino, i risultati della scissione che ha portato alle varie indipendenze balcaniche non fossero in realtà sempre e solo positivi. La guerra civile e soprattutto la sua connotazione etnica aveva lasciato sul campo ampie sacche di popolazione che questi problemi di etnia erano nei tempi riusciti a superarli, e che subito dopo la guerra si sono trovate costrette a vivere una vita meticcia, quasi apolide in vere e proprie prigioni a cielo aperto sotto la scorta garbata e solidale delle forze di interposizione internazionale.<br />
Tutto questo non fa che sottolineare l&#8217;inconsistenza delle affermazioni di personaggi come Borghezio che gli italiani dovrebbero solo vergognarsi di aver eletto al parlamento europeo. Definire Mladic un patriota è grave, storicamente falso e strumentale ad una becera e primitiva politica di intolleranza etnica, religiosa e razziale sulla quale la Lega basa il suo consenso elettorale.<br />
Difendere i diritti della popolazione serba così come quelli della popolazione bosnica, croata, kosovara, gipsy non significa appoggiare l&#8217;una o l&#8217;altra posizione in un conflitto che è sempre e comunque sbagliato, non significa difendere l&#8217;operato di chi in questi conflitti si è macchiato di crimini atroci, significa semplicemente mettere al centro delle nostri attenzioni l&#8217;uomo ed i suoi diritti. Fomentare l&#8217;intolleranza è al contrario un comportamento pericoloso, irresponsabile e barbaro dal quale spero tutti gli italiani sappiano presto prendere le debite distanze.  </p>
<p>Claudio Santi &#8211; InfarmaZone</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.infarmazone.org/wp/2011/05/l-arresto-di-mladic-un-importante-opportunita-per-fare-chiarezza-sulle-atrocita-di-un-conflitto-comunque-sbagliato/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La Casta dei Farmaci</title>
		<link>http://www.infarmazone.org/wp/2011/05/la-casta-dei-farmaci/</link>
		<comments>http://www.infarmazone.org/wp/2011/05/la-casta-dei-farmaci/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 26 May 2011 14:57:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[big pharma]]></category>
		<category><![CDATA[industria farmaceutica]]></category>
		<category><![CDATA[infarmazone]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.infarmazone.org/wp/?p=233</guid>
		<description><![CDATA[E&#8217; stato presentato ieri alla Libreria Feltrinelli di Perugia il libro La Casta dei Farmaci. Erano presenti gli autori Adelisa Maio e Francesco Maggi, giornalisti di Adnkronos Salute. Il libro parte da una inchiesta sul mondo delle multinazionali farmaceutiche e, a distanza di di sette anni dal saggio di Marco Bobbio affronta in modo puntuale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; stato presentato ieri alla Libreria Feltrinelli di Perugia il libro La Casta dei Farmaci. Erano presenti gli autori Adelisa Maio e Francesco Maggi, giornalisti di Adnkronos Salute. Il libro parte da una inchiesta sul mondo delle multinazionali farmaceutiche e, a distanza di di sette anni dal saggio di Marco Bobbio affronta in modo puntuale e documentato il problema della predominanza del marketing farmaceutico e dei conflitti d&#8217;interesse che coinvolgono il rapporto medici industria. Ne emerge l&#8217; immagine di un<a href="http://www.infarmazone.org/wp/wp-content/uploads/2011/05/casta.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-234" title="casta" src="http://www.infarmazone.org/wp/wp-content/uploads/2011/05/casta-225x300.jpg" alt="immage" width="158" height="210" /></a>a Italia che, in campo farmaceutico, pur arretrando terribilmente nella classifica dei finanziamenti alla ricerca ed in forte crisi per quanto riguarda l&#8217;informazione farmaceutica rappresenta ancora il terzo mercato in Europa (quinto nel mondo) per consumi, sorretto da un crescente bisogno compulsivo di farmaci da parte degli italiani che sembrano essere diventati veri e propri collezionisti di medicine. Una vera e propria ossessione che diventa fonte di guadagni illeciti per quanti fabbricano e vendono farmaci contraffatti. Un giro d&#8217;affari, quello delle medicine taroccate che vale in Europa 10,5 miliardi di euro l&#8217;anno, un mercato da fare invidia a quello della droga che rappresenta circa un 10% del fatturato legale e che trova sempre più ampia diffusione attraverso internet. Il libro rivela anche interessanti retroscena a partire dalla pandemia fantasma dell&#8217;influenza H1N1 all&#8217;improbo compito affidato all&#8217;Agenzia Italiana del Farmaco di contrastare la potenza economica e persuasiva di Big Pharma.</p>
<p>Insieme agli autori sono intervenuti Massimo Allegrucci, farmacologo dell&#8217;Università degli studi di Perugia e Vanna Ugolini giornalista de Il Messaggero. Alla fine della presentazione, alla quale ha partecipato il pubblico delle grandi occasioni, un animato dibattito  ha messo in evidenza la necessità di una informazione chiara puntuale ed indipendente sul tema salute e cure, esigenza che può iniziare ad essere soddisfatta con la lettura dl libro &#8220;la casta dei Farmaci&#8221;</p>
<p>IZ-la redazione</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.infarmazone.org/wp/2011/05/la-casta-dei-farmaci/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Garantiamo loro un futuro</title>
		<link>http://www.infarmazone.org/wp/2011/04/garantiamo-loro-un-futuro/</link>
		<comments>http://www.infarmazone.org/wp/2011/04/garantiamo-loro-un-futuro/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 19 Apr 2011 23:46:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[ex-yugoslavia]]></category>
		<category><![CDATA[Kosovo]]></category>
		<category><![CDATA[Progetti]]></category>
		<category><![CDATA[claudio santi]]></category>
		<category><![CDATA[ex yugoslavia]]></category>
		<category><![CDATA[garantiamo loro un futuro]]></category>
		<category><![CDATA[infarmazone]]></category>
		<category><![CDATA[laboratorio farmaceutico]]></category>
		<category><![CDATA[martina austeri]]></category>
		<category><![CDATA[progetti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.infarmazone.org/wp/?p=34</guid>
		<description><![CDATA[Garantiamo loro un futuro Nonostante la presenza del protettorato UNMIK dal 1999 o probabilmente proprio a causa di questo la permanenza in Kosovo di molte O.N.G. è divenuta praticamente insostenibile e, al momento attuale, non esiste alcun progetto di aiuto che sopperisca alla necessità del ripristino di una rete di assistenza sanitaria e soprattutto farmaceutica. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><a href="http://www.infarmazone.org/wp/wp-content/uploads/2011/04/kosovo-bambini.jpg"><img class="size-full wp-image-47 alignleft" title="kosovo bambini" src="http://www.infarmazone.org/wp/wp-content/uploads/2011/04/kosovo-bambini.jpg" alt="" width="256" height="192" /></a></h2>
<h2><span style="color: #ff0000;">Garantiamo loro un futuro</span></h2>
<p><big>Nonostante la presenza del protettorato UNMIK dal 1999 o probabilmente proprio a causa di questo la permanenza in Kosovo di molte O.N.G. è divenuta praticamente insostenibile e, al momento attuale, non esiste alcun progetto di aiuto che sopperisca alla necessità del ripristino di una rete di assistenza sanitaria e soprattutto farmaceutica. In particolare la distribuzione di medicinali è fondamentalmente affidata a poche e mal rifornite farmacie pubbliche e molte farmacie private, nelle quali i farmaci vengono venduti a prezzi esageratamente alti, spesso superiori a quelli italiani. Per di più molte delle farmacie private operano nel mercato nero dei farmaci con forte pericolo d&#8217;infiltrazioni della mafia locale. Klina si trova nel distretto di Peje attualmente sotto protettorato della KFOR Italiana in una zona dove la povertà, derivante da anni di sottomissione al regime, si va a sommare alle tragiche conseguenze della guerra, con forti ripercussioni sulla intera salute di una popolazione che tra le altre sfortune vanta il tragico primato della  disoccupazione (oltre il 40%).<br />
La mancanza di medicinali di base come antipiretici ed antibiotici, soprattutto per i bambini, è causa di  gravi  disturbi e patologie in età adulta.<span id="more-34"></span><br />
<span style="color: #ff0000;">InfarmaZone</span> è intervenuta a <span style="color: #ff0000;">Klina</span> nel 2004, inviando forniture di medicinali per circa 10 mila eurto ed avviando un piano di adozione sanitaria a distanza che ha portato a maggio 2005 ad accogliere a Perugia due fratelli emofiliaci, <span style="color: #ff0000;">Naser</span> e <span style="color: #ff0000;">Petrit</span>,                   per garantire loro un trattamento sanitario adeguato alle gravi condizioni di salute.</big></p>
<h2><span style="color: #ff0000;">Costruzione di un Laboratorio Farmaceutico</span></h2>
<p><big>Consapevoli che l&#8217;invio di medicinali e materiale sanitario  può essere considerato solo come una prima risposta all&#8217;emergenza, <span style="color: #ff0000;">InfarmaZone</span> ha presentato alle autorità locali un progetto per l&#8217;allestimento di un laboratorio di preparazioni galeniche per la produzione a basso costo di medicinali non piu coperti da brevetto industriale. Questo garantirà la disponibilità di farmaci di ottima qualità ad un costo veramente ridotto; tali farmaci verranno distribuiti gratuitamente alla popolazione povera e verranno invece venduti ad un &#8220;costo equo&#8221; alle strutture ospedaliere ed ambulatoriali. Il ricavato costituirà il sostentamento economico del laboratorio nel quale è prevista l&#8217;assunzione di personale locale che verrà in Italia per un periodo di formazione e che, inizialmente, sarà affiancato da volontari di <span style="color: #ff0000;">InfarmaZone</span>.<br />
</big> <big> La risposta delle autorità locali è stata entusiasta e sono già a nostra disposizione i locali, ricavati dalla ristrutturazione di quello che sarà il nuovo ospedale pediatrico regionale. A settembre, ci hanno virtualmente consegnato i locali e siamo in attesa del completamento formale dei permessi necessari.</big></p>
<h3>(Responsabili del progetto: <a href="mailto:claudio@infarmazone.org">Claudio Santi</a> e <a href="mailto:martina@infarmazone.org">Martina Austeri</a>)</h3>
<p>&nbsp;</p>
<h2><span style="color: #ff0000;">La Condizione Serba</span></h2>
<p><big>Attualmente la minoranza serba in Kosovo è di circa 130 mila  persone, due terzi dei quali vivono nelle enclavi non contigue nella  parte centro-meridionale della regione. A questi vanno aggiunti circa  100-200 mila profughi che vivono attualmente in Serbia o Montenegro. La  vita nelle enclavi, protette dai militari, è resa praticamente  impossibile per la mancanza totale di assistenza medica ed in  particolari periodi dell&#8217;anno per le ingiustificate interruzioni della  fornitura elettrica. InfarmaZone collabora da due anni con  SOS-Yugoslavia cercando di portare assistenza a queste popolazioni che  vivono ai limiti della sussitenza ed in condizioni assolutamente  precarie. L&#8217;intervento di InfarmaZone è consistito nell&#8217;invio di  medicinali e sedie a rotelle destinate ad una associazione di malati di  sclerosi multipla che da Belgrado opera all&#8217;interno delle enclaves.  Senza dubbio il percorso che porterà all&#8217;autonomia metterà a dura prova  la resistenza della minoranza serba, che sarà costretta ad abbandonare  il territorio o attuerà forme più o meno drastiche e violente di  resistenza e di richiesta di secessione, come sembrano intenzionate a  fare le enclavi del nord contigue alla Serbia. <a href="http://www.infarmazone.org/wp/wp-content/uploads/2011/04/bimbi-kosovo.jpg"><img class="size-medium wp-image-48 aligncenter" title="bimbi kosovo" src="http://www.infarmazone.org/wp/wp-content/uploads/2011/04/bimbi-kosovo-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></big></p>
<h3></h3>
<h3>Articoli correlati: reportage 2006</h3>
<p><![if !IE]><iframe src="http://docs.google.com/viewer?url=http%3A%2F%2Fwww.infarmazone.org%2Fwp%2Fwp-content%2Fuploads%2F2011%2F04%2Fdiritto_alla_scuola_metohija.pdf&amp;embedded=true" class="pdf" frameborder="0" style="height:600px;width:540px;border:0" width="540" height="600"></iframe><![endif]><!--[if IE]><object width="540" height="600" type="application/pdf" data="http://www.infarmazone.org/wp/wp-content/uploads/2011/04/diritto_alla_scuola_metohija.pdf" class="pdf ie">
<div style="width:540;height:600;text-align:center;background:#fff;color:#000;margin:0;border:0;padding:0">Unable to display PDF<br /><a href="http://www.infarmazone.org/wp/wp-content/uploads/2011/04/diritto_alla_scuola_metohija.pdf">Click here to download</a></div>
<p></object><![endif]--></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.infarmazone.org/wp/2011/04/garantiamo-loro-un-futuro/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

