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      Progetto "garantiamo loro un futuro"
Nonostante la presenza del protettorato UNMIK dal 1999 o probabilmente proprio a causa di questo la permanenza in Kosovo di molte O.N.G. è divenuta praticamente insostenibile e, al momento attuale, non esiste alcun progetto di aiuto che sopperisca alla necessità del ripristino di una rete di assistenza sanitaria e soprattutto farmaceutica. In particolare la distribuzione di medicinali è fondamentalmente affidata a poche e mal rifornite farmacie pubbliche e molte farmacie private, nelle quali i farmaci vengono venduti a prezzi esageratamente alti, spesso superiori a quelli italiani. Per di più molte delle farmacie private operano nel mercato nero dei farmaci con forte pericolo d'infiltrazioni della mafia locale. Klina si trova nel distretto di Peje attualmente sotto protettorato della KFOR Italiana in una zona dove la povertà, derivante da anni di sottomissione al regime, si va a sommare alle tragiche conseguenze della guerra, con forti ripercussioni sulla intera salute di una popolazione che tra le altre sfortune vanta il tragico primato della  disoccupazione (oltre il 40%).
La mancanza di medicinali di base come antipiretici ed antibiotici, soprattutto per i bambini, è causa di  gravi  disturbi e patologie in età adulta.
InfarmaZone è intervenuta a Klina  nel 2004, inviando forniture di medicinali per circa 10 mila eurto ed avviando un piano di  adozione sanitaria a distanza che ha portato a maggio 2005 ad accogliere a Perugia due fratelli emofiliaci, Naser e Petrit, per garantire loro un trattamento sanitario adeguato alle gravi condizioni di salute .

    Costruzione di un Laboratorio Farmaceutico
Consapevoli che l'invio di medicinali e materiale sanitario  può essere considerato solo come una prima risposta all'emergenza, InfarmaZone  ha presentato alle autorità locali un progetto per l'allestimento di un laboratorio di preparazioni galeniche per la produzione a basso costo di medicinali non piu coperti da brevetto industriale. Questo garantirà la disponibilità di farmaci di ottima qualità ad un costo veramente ridotto; tali farmaci verranno distribuiti gratuitamente alla popolazione povera e verranno invece venduti ad un "costo equo" alle strutture ospedaliere ed ambulatoriali. Il ricavato costituirà il sostentamento economico del laboratorio nel quale è prevista l'assunzione di personale locale che verrà in Italia per un periodo di formazione e che, inizialmente, sarà affiancato da volontari di InfarmaZone.
La risposta delle autorità locali è stata entusiasta e sono già a nostra disposizione i locali, ricavati dalla ristrutturazione di quello che sarà il nuovo ospedale pediatrico regionale. A settembre, ci hanno virtualmente consegnato i locali e siamo in attesa del completamento formale dei permessi necessari.

Responsabili del  progetto
Claudio Santi e Martina Austeri

  La Condizione Serba
Attualmente la minoranza serba in Kosovo è di circa 130 mila persone, due terzi dei quali vivono nelle enclavi non contigue nella parte centro-meridionale della regione. A questi vanno aggiunti circa 100-200 mila profughi che vivono attualmente in Serbia o Montenegro. La vita nelle enclavi, protette dai militari, è resa praticamente impossibile per la mancanza totale di assistenza medica ed in particolari periodi dell'anno per le ingiustificate interruzioni della fornitura elettrica. InfarmaZone collabora da due anni con SOS-Yugoslavia cercando di portare assistenza a queste popolazioni che vivono ai limiti della sussitenza ed in condizioni assolutamente precarie. L'intervento di InfarmaZone è consistito nell'invio di medicinali e sedie a rotelle destinate ad una associazione di malati di sclerosi multipla che da Belgrado opera all'interno delle enclaves. Senza dubbio il percorso che porterà all'autonomia metterà a dura prova la resistenza della minoranza serba, che sarà costretta ad abbandonare il territorio o attuerà forme più o meno drastiche e violente di resistenza e di richiesta di secessione, come sembrano intenzionate a fare le enclavi del nord contigue alla Serbia.

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