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Tangeri (Marocco) è tuttora in funzione l’Ospedale
Italiano, retaggio della vecchia Casa Italia del periodo Internazionale
della città. Questo ospedale è retto da suore missionarie
che indirizzano il loro aiuto prevalentemente alle fasce povere,
residenti nelle campagne del Marocco Settentrionale. L’ospedale
da anni non riceve fondi nè dal governo marocchino nè da
quello italiano e viene finanziato solo da una associazione
(A.N.S.M.I.) che aiuta i missionari italiani all’estero.
La gestione dell’Ospedale venne affidata – e lo è
tuttora – alle Suore Francescane Missionarie d’Egitto, che
fin dalla fondazione dell’A.N.S.M.I., prestano la loro
opera in numerose missioni dell’Associazione.
Negli ultimi anni l’Ospedale, grazie ad aiuti consistenti,
è stato rinnovato nelle strutture e nelle attrezzature: sono state approntate due nuove camere
operatorie e una nuova sezione per le partorienti, sono state acquistate
apparecchiature di radiologia, ecografia e chirurgia e si sta completando
la rete informatica interna.
Attualmente dispone di 40 posti
letto e vi sono progetti per ulteriori ampliamenti non
appena vi saranno fondi sufficienti. Funzionano anche un
ambulatorio per le piccole occorrenze con distribuzione
di medicinali e un servizio di pronto soccorso
esclusivamente indirizzato ai poveri.
Tangeri ha una popolazione di circa 2 milioni di
abitanti ed un unico ospedale pubblico con 300 posti
letto. Il termine pubblico non deve tuttavia trarre in
inganno poiché, a parte il posto letto, tutto il materiale
medico e gli interventi devono essere pagati. L’evidente
inadeguatezza dell’assistenza sanitaria è terreno
fertile per la nascita di numerose piccole cliniche
private che vedono nell’ospedale Italiano un concorrente
scomodo e che hanno costruito un vero e proprio cartello
politico e culturale avverso all’attività della
struttura.
Nonostante tutto, tra mille difficoltà, l’opera di
assistenza in primo luogo umana va avanti e
l’associazione A.N.S.M.I. ha stanziato fondi per recuperare
un vecchio padiglione del C.A.I. che verrà trasformarlo
in un centro oncologico, praticamente assente a Tangeri.
InfarmaZone è intervenuta a partire dal 2005 con un progetto a favore
del reparto neonatale che rappresenta oltre il 50%
dell’attività dell’ospedale. A causa della scarsa
disponibilità economica sia delle partorienti che
dell’ospedale la degenza delle mamme e dei neonati viene
limitata al minimo indispensabile e spesso 12 ore dopo
il parto, se non sono sopraggiunte evidenti complicazioni,
le pazienti decidono di firmare la richiesta di uscita.
Un
periodo così limitato di permanenza ospedaliera non
permette al personale medico di valutare con adeguata
sicurezza eventuali casi di ittero neonatale nè
tantomeno la presenza o meno di infezioni nel bambino.
Per quanto riguarda le mamme, invece, una degenza
post-parto troppo breve aumenta il rischio di emorragie
e non permette ai sanitari di individuale l’eventuale
necessità a provvedere con mezzi artificiali all'
allattamento del bambino.
Per questo motivo sono soventi i casi in
cui queste persone si ripresentano all’ospedale dopo
giorni o mesi con quadri clinici decisamente complicati
e rischiosi.
InfarmaZone
garantisce alle partorienti almeno 48 ore di degenza ed uno screenig
completo delle condizioni sanitarie del bambino e della mamma. Nel 2005
abbiamo finanziato circa 50 partorienti e, valutata l'effettiva
efficacia ed utilità del nostro intervento abbiamo deciso di
raddoppiare la cifra destinata al progetto nel 2006, intervenendo su circa 100 parti.
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